Severgnini: io so perchè i pr ti spammano

Severgnini ieri si è giustamente incazzato con il PR di turno (tale Francesca Bognini, giusto per la gogna), reo di averlo spammato. Apprendo di questo legittimo fenomeno di indignazione da Marco Massarotto, che ha recentemente dato alle stampe un libro proprio sul corretto modo di utilizzare internet nell’attività di relazioni pubbliche.

In sostanza, i punti toccati da Beppe (nervoso, oltre che per il pessimo pitch, per l’avvicinarsi dell’ultima di campionato?):

  • Mi mandi (tu, sconosciuto) una mail non richesta, senza autorizzazione
  • Mi bombi di allegati dal peso esorbitante
  • Mi mandi una roba di cui mi frega poco (deduzione mia dal titolo canzonatorio dell’articolo)

Il problema è gravissimo, e non è di ieri. Potremmo dire che è “sistemico”, nel senso che è un vizio radicato da parte degli uffici stampa, e non nascondo di essermi macchiato dello stesso peccato in passato. E non posso escludere che non possa ricapitarmi in futuro. E’ una cosa che odio. Che cerco di evitare. Semplicemente, a volte non c’è altra via di uscita. Il problema è, semmai, chi sistematicamente vi ricorre.

Il perchè prova a spiegarlo l’anonimo autore del volume “E’ la stampa, bellezza! Manuale di sopravvivenza per chi scrive sui giornali e per chi li legge”. Un testo che tutte le agenzie dovrebbero regalare ai propri junior account. E anche a molti senior. Come mai siamo al punto che Cris Anderson di Wired deve pubblicare la lista dei 300 pr spammer del mese per suscitare un po’ di clamore attorno ad un malcostume più endemico che solamente diffuso?

Al fine di massimizzare i profitti e ridurre i costi, le società di Pr hanno meno dipendenti di quanti gliene servirebbero per gestire al meglio i rapporti di tutti i loro clienti con la stampa. Capità così che il collaboratore di una società di Pr debba seguire tre, quattro o cinque clienti, ognuno dei quali operanti in settori diversi, con specificità tutte sue. [...] L’addetto stampa [...] si limita spessissimo a “spingere” per ottenere un’intervista, una “breve”, una citazione, una foto cercando di non approfondire alcun argomento. (pp.43-44)

Il punto dell’autore quì è: il Pr non è preparato. Non può essere preparato, lavorando su così tanti clienti. Senz’altro è uno spunto che meriterebbe una riflessione, non fosse altro che l’industria delle Pr dovrebbe avere per lo meno diritto di replica. Una lettura di questo genere può però aiutare a capire anche l’eccessivo ricorso allo spamming, e perciò la cito: se il teorema regge, troppi clienti vuol dire poco tempo a disposizione per costruire relazioni vere con i giornalisti.

Ma c’è dell’altro che credo debba essere considerato. In ordine sparso:

  • Tempo. Nel senso di organizzazione dello stesso. Anche con 6 clienti, il lavoro potrebbe benissimo essere organizzato in maniera più che efficiente. Il problema spesso viene dal cliente (l’azienda) che fa, disfa, lascia passare secoli prima di dare il via libera ad un progetto che poi pretende realizzato in 24 ore. Al Pr allora non rimane che salvare il salvabile e fare il lavoro. Non bene, ma farlo.
  • Il punto precedente introduce anche la voce pretese assurde del cliente. Che spesso, visto che come tutti noi va dal salumiere o in concessionaria, si è convinto che il cliente ha sempre ragione, e spara perciò boiate alla velocità della luce, quando parla con la sua agenzia. Quantità anziche qualità, richiesta di spingere per non-notizie. La qualità dei contenuti proposti è il vero problema: i bravi venditori, dicono nel commerciale, servono solo per i prodotti schifosi. Vero: una notizia interessante si “vende” da sola.
  • Incapacità tecnica: i pdf si possono alleggerire. Semplicemente molti (decisamente troppi) non sanno come si fa. Perchè il pc in Italia (e non solo nelle Pr) è un oggetto misterioso. Inserire un’immagine nella mail è roba da stregoni. Allora si allega. Ora. Passi (anche no) per i giornalisti, che lavorano in condizioni tecnologiche spesso drammatiche, e potrebbero avere difficoltà tanto quanto i Pr, ma allegare “ad minchiam” pure coi blogger è pure suicidio. Per forza Nicola Mattina si incazza. E anche Andrea Beggi non è tenero.
  • Incapacità professionale. Non ci vuole un genio a capire che non è con lo spamming che si costruiscono relazioni. D’altra parte, se si fa fare il comunicatificio ai junior, e non li si forma un minimo… Dovrebbero arrivarci da soli? Allora però il problema è il recruiting: chi è l’imbecille? Lui o quello che lo ha assunto?
  • Innovazione. Sono due anni che si parla di Social Media Release sul modello proposto da Shift Communication. La prima presentazione ai clienti sull’opportunità di dotarsi di strumenti del genere l’ho fatta nel 2006. Va dato Merito a Digital PR di insistere su questo punto. Manca la cultura per capire il mezzo (RSS che???), sia nelle agenzie, sia nelle aziende. Manca la volontà di investire.

Aspetto volentieri di sapere la vostra. Intanto, Severgnini che allegramente ci sputtana lo dobbiamo solo ringraziare. Per lo meno solleva pubblicamente il problema. Anche solo dipendesse dalle paturnie per la trasferta di Parma.

Leggi anche:

  1. Aria di spamming
  2. Perchè non mi piace Milano
  3. Questa invece è la realtà

2 Comments

  1. diggita.it says:

    Severgnini: io so perchè i pr ti spammano | Aria di Crisi…

    Severgnini ieri si è giustamente incazzato con il PR di turno (tale Francesca Bognini, giusto per la gogna), reo di averlo spammato. Come mai questo mal costume è così diffuso? Ve lo spiego io….

  2. zen says:

    Bravo. Quoto tutto la linea
    ciao
    z

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