Più crisi per la PMI. Speriamo

Riesco finalmente a buttar giù due note sul seminario sulla comunicazione di crisi per la PMI, condotto da Gian Paolo Gironda, della GPG comunicazione e organizzato da Formaper lo scorso giovedì.

Gironda è un volpone del mestiere. Socio fondatore di SCR, storica azienda di RP, negli anni novanta decise di mettersi in proprio aprendo un boutique di specializzata in crisis management. La sua esperienza è talmente vasta  e riferita a realtà importanti da costituire di per sè un problema: mentre la Camera di Commercio capisce solo PMI, Gironda attinge dalla propria storia personale, citando al 99% esempi relativi a multinazionali leader di mercato. Per il resto, la presentazione non fa una piega, tutte cose di buon senso, che si potrebbero tranquillamente trovare applicazione dalla bottega artigiana fino alla Coca-Cola.

La sala è semideserta, una ventina di persone in tutto su sessanta iscritti, complice anche la prima, afosissima giornata d’estate. Mariangela Maruccia, Responsabile Marketing & Comunicazione Formaper, ci rivela sconsolata questi dati quando capisce che in sala ci sono più agenzie di comunicazione che aziende. “Quando si parla di vendite”, dice, “eventi dello stesso format hanno 200 iscritti”. Vorrei anche vedere: un piccolo imprenditore che non pratichi il mantra fatturato fatturato fatturato mica è normale.

Chiedo a Gironda quale può essere una strada per sensibilizzare di più le PMI alla cultura della prevenzione della crisi. Auspica maggior formazione, utilizzando le associazioni di categoria come punto d’incontro. Molto Ferpi, come posizione, ma è una ricetta che non fa male. Speriamo, insomma, che ci possa essere più crisi per la PMI. Nel senso di maggior sensibilizzazione: non voglio diventare come quei manager della farmaceutica che auspicano brutto tempo e batteri a go go perchè le vendite del vaccino influenzale non vanno bene…

Appunti sparsi:

  • “Il manuale di crisi, se supera le 14 pagine, lo si può pure buttare via”
  • “Il ruolo dell’avvocato, in una crisi, è quello di non far andare in galera l’amministratore delegato”
  • Quando un bambino è capace di mangiarsi 9 barrette Mars (quelle di allora, che erano come un pasto completo) prima di collassare, ti domandi se la colpa è del tuo cliente, del promoter che ha lasciato le confezioni incustodite, o della madre che lo tiene a stecchetto
  • La parola Internet non viene nominata nemmeno una volta in due ore. A pochi giordi dall’incidente Mosaico Arredamenti un po’ mi dispiace.

Le 14 regole d’oro in caso di crisi (Gianpaolo Gironda, GPG Comunicazione):

  1. Informare i decision maker interni ed esterni
  2. Affrontare le preoccpazioni degli interlocutori coinvolti
  3. Parlare e/o rispondere ai media
  4. Comprendere il ruolo dei media
  5. Prendere l’offensiva e non mettersi sulla difensiva
  6. Centralizzare / Controllare il flusso delle informazioni
  7. Isolare la gestione della crisi dalla gestione ordinaria
  8. Definire il problema reale e i tempi
  9. Circoscrivere il problema (se possibile)
  10. Pianificare ipotizzando l’ipotesi peggiore
  11. Non dipendere completamente da una sola persona
  12. Ricordare tutti gli interlocutori nterni ed esterni
  13. Identificare gli alleati
  14. Aumentare la positività degli altri elementi d’immagine

Leggi anche:

  1. Ovvietà di crisi
  2. Reinventare la comunicazione di crisi
  3. Comunicazione di crisi per la PMI

4 Comments

  1. Quanti professionisti italiani hanno riflettuto sulle implicazioni del web2.0 sulla comunicazione e la gestione di crisi e hanno integrato queste riflessioni nei piani dei clienti? Mi sembra che si continuino a proporre modelli di gestione applicabili ad un mondo che non esiste più.

    Ecco qualche proposta di modifica alle Regole d’Oro:
    Numero 1: Informare istantaneamente e direttamente gli stakeholder
    Numero 4bis: comprendere le diverse dimensioni della rete
    Numero 15 che dovrebbe essere la numero 1: Ricordarsi di essere onesti e trasparenti. Sempre.

  2. marco says:

    Il punto 6 (Centralizzare / Controllare il flusso delle informazioni) sul web è una bella sfida, no? :-)

  3. ironmauro says:

    @patrick direi che sfondi una porta aperta, col sottoscritto…
    @marco credo che il punto 6 vada inteso nel senso di controllare le informazioni che partono dall’azienda. E già questa mi pare una cosa abbastanza impegnativa….

  4. Sì, per controllo si intende sicuramente la comunicazione generata dall’azienda. La centralizzazione del processo di comunicazione è tuttavia cruciale anche per dare agli stakeholder esterni, media in primis, un punto unico di contatto.

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