Prove generali di crisi

(foto by Nick Scipio)

L’altra sera stavo adattando all’operation italiana un manuale di crisi di una multinazionale. Ad un certo punto leggo questo consiglio:

Consider pre-testing the messages for major ptential crises

Immediatamente mi è venuto in mente che ci sono situazioni in cui personaggi spregiudicati potrebbero non limitarsi a testare non solamente i messaggi, ma a inscenare l’intero evento. Non parlo degli innocenti war games che insceniamo per ricordare ai clienti che quando arriverà il loro momento (leggi: prima o poi, volente o nolente, qualcosa andrà storto) saranno cacchi amari. E se non vogliono combinare un casino è meglio che si dedichino più intensamente ad attività di crisis preparedness.

No. Parlo di una situazione in cui qualcuno potrebbe lascir credere a tutto il mondo che la crisi è scoppiata. Salvo poi dire: stavamo scherzando. Ci siamo sbagliati. E’ un falso allarme.

I vantaggi di questo approccio sono essenzialmente due:

  • Si verifica su larga scala la reazione dell’opinione pubblica. Si testano i meccanismi di risposta in modo che, quando il fatto accadrà davvero e con una prova generale alle spalle, le cose dovrebbero andare meglio
  • Si allegerisce la tensione emotiva. Tutti gli stakeholder, che non sospettano la messa in scena, vivono drammaticamente le loro emozioni, dalle quali vengono presto sollevati dalla scoperta del falso allarme. La seconda volta la reazione sarà più composta, controllata. Diluita. Sia per il sospetto che si possa trattare di un’altro falso. Sia perchè hanno già sofferto abbastanza una volta per quel fatto. Proprio come se fosse vero. E inconsciamente non vogliono ripetere l’esperienza

Mi rendo conto che il mio ragionamento possa sollevare qualche dubbio, soprattutto laddove mi improvviso psicologo. Eppure, sono piuttosto persuaso. In piccolo, credo di aver provato un’esperienza analoga. Anni fa lascio la macchina nello sconfinato parcheggio della stazione. La sera scendo dal treno e mi dirigo verso la mia vettura. Non la trovo. Mi guardo bene attorno, per evitare di aver sbagliato fila. Niente. Mi hanno rubato la macchina. Sconforto. Rabbia. Depressione.

In realtà la macchina l’avevo lasciata almeno 10 file più in là, ma io mi ricordavo dove l’avevo parcheggiata il giorno prima. Due mesi dopo, mi rubano DAVVERO la macchia. Non ci sono rimasto così male. Avevo già provato quella brutta sensazione. Come se avessi già dato.

Nella recente fiction sul Caso Moro, la sceneggiatura ci fa credere che la prima notizia – poi smentita – della morte di Aldo Moro possa essere stata un’idea dei servizi segreti. Senza fare troppa fantapolitica (agli amanti del genere però suggerisco di riflettere sul recente “falso allarme” nella centrale nucleare slovena di Krsko ) basta vedere quello che succede con il calciomercato. Dopo essere stato ceduto sulla carta almeno 20 volte, quando un calciatore cambia casacca davvero lo stupore è più contenuto. In fondo la cosa era nell’aria.

Il trucco è evidentemente immorale, oltre che 99 su 100 una pratica illegale. Debbo però ammettere che si tratta di una furbata e penso non priva di fondamento logico.

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