Cattive notizie: i mass media sono in crisi

Image of Cattive notizieGiaceva sulla scrivania da mesi e finalmente gli ho dato il colpo di grazia: Cattive Notizie di Michele Loporcaro è un’analisi seria e fattuale della retorica che caratterizza i mass media italiani.

Me lo sono comprato l’anno scorso a Natale insieme ad altri libri sul tema – fra cui un’enorme sòla di Giancarlo Bosetti, che non nomino per non fargli pubblicità – attirato dalla numerosa documentazione che si intravedeva ad una prima sfogliata. E la forza del libro è proprio quella di argomentare le proprie tesi con esempi assai persuasivi e per nulla di comodo.

L’argomento di Loporcaro è semplice:

Benchè marginali entro il sistema tv, le notizie televisive sono assolutamente centrali rispetto al sistema dell’informazione nel suo complesso. [...] I giornali [...] rincorrono la tv per la confezione esterna come per la forma, testuale e linguistica.

Inconsapevolmente fedeli ad un modello di informazione dove la notizia è racconto mitico, i giornalisti per producono notiziari che servono e preservano l’ordine sociale, sempre più simili a dei varietà. Lo svecchiamento del linguaggio giornalistico è meramente di facciata. Con l’aggravante che di un certo giornalismo intellettuale di una volta è rimasta solo l’arroganza, ma non la cultura. La descrizione che Loporcaro fa della preprazione (in primis linguistica) dei corrispondenti italiani all’estero è davvero impietosa.

La parte più interessante del libro è quella tecnica, legata al linguaggio e alla retorica dei media nostrani. Che troppo spesso cominciano articoli e servizi utilizzando congiunzioni corrispondenti (e oppure ma) per favorire una continuità “del detto col non detto”, in un tripudio di titoli soggettivanti (“Il Boss è con noi”: non è Provenzano, ma Springsteen che suona a Roma) e del discorso indiretto libero.

Secondo Loporcaro è proprio quest’ultimo espediente retorico a marcare disgraziatamente l’informazione all’italiana, vivacizzatasi dagli anni Settanta del Novecento prioprio cedendo alla tentazione di utilizzare “le parole della gente“. O meglio: di far parlare direttamente i protagonisti delle notizie, così da scaricarsi di qualsiasi respondabilità di quanto riportato.

Il tg parla come un romanzo verista. Il narratore si nasconde, parlano i personaggi, con le loro parole, col loro codice.

Il lavoro di Loporcaro non fa che rinforzare il mio disprezzo per i mezzi di informazione italiani. Detto da un comunicatore suona quantomeno snob. In parte credo dipenda da una certa assuefazione professionale. Quando ti nutri 24 ore su 24 di media, alla fine diventi ipersensibile a certe cose. Certe marchette poi, che dovrebbero essere la gioia di ogni committente, le trovo così sfacciate da risultare controproducenti.

Per questo sono mesi che ho semi-abolito la TV e i notiziari serali: questa scelta, che temo non gioverà alla mia carrirera, ha però prodotto indubbi effetti benefici sull’umore. Vi faccio solo qualche esempio delle cose che proprio non sopportavo più:

  • Il Tg polpettone. Sorvolo sui cliché (menù di Natale, esodo, controesodo, gite fuori porta, notte di San Lorenzo, quanto spenderemo per i regali, come rimetterci a dieta dopo le abbuffate, come evitare la calura estiva), sui quali mi riservo di scrivere in futuro. Per una qualche ragione non scritta, non solo la tipologia di contenuti, ma anche la loro esposizione cronologica (la scaletta) dei TG è sempre la stessa, a tal punto che pseudo notizie vengono inserite al solo scopo di non mutare l’immutabile. Dopo il sommario, i primi 15 minuti sono evidentemente dedicati ai fatti salienti della giornata. Qui troviamo sempre la politica e la cronaca grave. Di per sè non vi sarebbe nulla da eccepire, visto che la gestione della cosa pubblica è cosa seria. Peccato che i contenuti del dibattito siano troppo spesso sterili, quando non allucinanti. Lo sport, di norma in chiusura, vi si infila solo per vittorie di Valentino e della Ferrari, nazionale di calcio o Olimpiadi. Dopo il quindicesimo minuto il notiziario progressivamente ammorbidisce i toni inserendo curiosità e servizi costume di interesse risibile, oppure trattati in modo quantomeno pittoresco. L’altro giorno era il cane che scopre la neonata abbandonata, con musica e immagini tratte dal film animato de Il libro della giunga. Si chiude con un paio di indici di borsa. Il meteo dopo la pubblicità.
  • Il “gancio”. A riprova della totale comnistione fra informazione e intrattenimento è il collegamento in diretta con il conduttore della trasmissione di varietà che segue, così da convincere lo spettatore a non cambiare canale. La Buonamici che si fa prendere per i fondelli dal duo Greggio/Iacchetti, piuttosto che la Busi che si intrattiene a fine giornale col sempreverde Pippo Baudo o Simona Ventura sono di una tristezza immensa. Cominciare il Tg5 delle 20 alle 19.58 per rubare spettatori in zapping mentre la Rai è in pubblicità è un peccatuccio. Rendere conto, durante il telegiornale, del record di ascolti della fiction religiosa di cui questa sera andrà in onda la seconda parte è semplicemente inaccettabile.
  • Gianfranco Rotondi della nuova DC, inserito nel pastone delle dichiarazioni con una frequenza assolutamente non proporzionale al suo peso politico (nullo). Questo avveniva la scorsa legislatura, quando non era Ministro, ma segretario di se stesso.

Un mio amico direbbe: non si affronta… Benché non proprio leggera, il mio consiglio è di affrontare almeno la lettura di questo gradevole testo di Loporcaro.

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  3. Lessico ed esterofilia dei media

3 Comments

  1. Questo libro fa veramente gola! Anch’io da tempo ho lasciato perdere la tv, e quando ho cambiato casa semplicemente non l’ho comprata. Ora la guardo quando vado a trovare i miei. In particolare apprezzo Blob, il mio attuale tg, dopo la cui visione mi ritengo completamente aggiornata circa la realtà politica e mediatica italiana.

  2. ironmauro says:

    Mmm… A dirla tutta, i polizieschi di Rai2 alla domenica sera ci scappano dentro quasi sempre. Non vorrei passare per il rivoluzionario che non sono.

    A proposito: quando ricomincia N.C.I.S.???

  3. mauro gioe says:

    Anche io non guardo piu’ tv italiana da almeno 10 anni aiutato dal fatto di vivere all’estero (anche se non resisto a gurdarmi blob, le iene, e striscia su internet – e senza pubblicita’ :) ). Concordo appieno con l’analisi fatta sulla situazione dei mass media.

    Ma permettetemi di aggiungere che anche all’estero noto le stesse tendenze. Le notizie tipo “la cagnetta che salva cucciolo” vengono reciclate da tutti i giornali e telegiornali. Io nel giro di due giorni le rileggo, tutte uguali, in italiano, francese, tedesco ed inglese, e sono sicuro che le troveremo anche in kazeco se le cercassimo!!!!

    L’unica differenza e’ che all’estero trovi ancora giornali che pubblicano giornali con analisi e sonso critico, ma questi articoli sono per le “elites” culturali, e non per la massa. L’informazione patinata e’ oramai una caratteristica dell’informazione mondiale.

    E adesso non fatemi cominciare con le mie teorie cospirazionistiche e sugli ebrei che hanno il monopolio dell’informazione, che poi vengo tacciato di essere comunista ed antisemita!!!!!!

    …..quando invece vorrei solamente che l’Italia fosse un paese dove qualcuno ancora si scandalizzi per il fu’ “conflitto di interesse”. Chiedo molto???

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