Come usare Facebook per mobilitarsi

Che Facebook possa essere utilizzato con profitto per attività grassroot, creando gruppi ed eventi nella sezione causes/protest, non ci sono dubbi. Basta pensare al gruppo intitolato the Great HSBC Graduate Rip-Off!!! in cui gli studenti inglesi esprimevano il loro dissenso nei confronti delle mutate condizioni economiche applicate dalla banca sui loro conti. 4.409 membri, 57 discussioni aperte, ma soprattutto 1.290 wall post.

E’ relativamente facile, specialmente nei primi giorni di vita di un gruppo, guadagnare iscritti attraverso il diabolico meccanismo di notifica di Facebook. Il problema  è che il 99% dei casi non segue nessun tipo di azione. Il nuovo iscritto non partecipa. Nemmeno un messaggio di solidarietà in bacheca. C’è un’altra applicazione da installare, un vampiro da battere, una gnocca da inseguire.

Ma come si fa a mettere su un gruppo che funzioni?

Provo a suggerire delle regole di buon senso a seguito di un semplice caso che ho monitorato nei mesi scorsi. Il 12 giugno mi invitano al gruppo “Abbassiamo il prezzo della benzina“. Un tema non nuovo, anche piuttosto generico, ma ha il pregio di darsi almeno un obiettivo concreto: promuovere uno sciopero della benzina per il successivo 27 giugno. Ho potuto così monitorare giorno per giorno la crescita del gruppo fino alla giorno X, il 17mo dalla sua creazione.

 

Incremento di iscritti al gruppo Facebook “Abbassiamo il prezzo della benzina!!!”, dalla sua creazione al giorno dello sciopero

Come si può vedere, la prima settimana è quella che fa segnare i margini di crescita più interessanti. Dopo otto giorni eravamo a 1.623 iscritti. Il giorno dello sciopero il totale iscritti era di 2.538. Ad oggi ci sono 60 wall post e solo tre topic di discussione aperti. Interessante notare il numero di persone interessate dalla pagina-evento collegata al gruppo, creata giustamente dallo stesso amministratore:

Confirmed guest: 4.239

Maybe attending: 1.850

Not attending: 4.631

Awaiting reply: 5.827

L’evento funziona meglio del gruppo? Può darsi. Oltre 15.000 persone raggiunte dall’appello è un risultato interessante. Un po’ meno di conforto, per il promotore, sarà vedere che 1/3 degli invitati ha ignorato l’evento, e 1/3 non si è detto interessato. Fra i 160 wall post, numerosi quelli scettici.

Più costruttivo, anche se limitatissimo, il dialogo sulla pagina del gruppo, che oggi conta 3.250 iscritti. Di tanto in tanto qualcuno si iscrive e si può leggere qualche nuovo commento, ma sostanzialmente da dopo il giorno dello sciopero la pagina ha esaurito la sua ragion d’essere. Non sono state proposte nuove iniziative. Perchè dovrei iscrivermi oggi ad un gruppo che promuove uno sciopero avvenuto due mesi fa?

Come si fa a creare allora un gruppo di successo? Provo a dare qualche indicazione di buon senso:

  • Cogliere l’attimo. Approfittare dell’indignazione popolare e dei mass media a seguito di una notizia è il modo migliore per costruire un gruppo che abbia subito una userbase fortissima. Un gruppo “Cacciamo Donadoni”, aperto la sera stessa della sconfitta con l’Olanda, avrebbe probabilmente guadagnato un numero sensibile di iscritti già la mattina successiva, distinguendosi da tutti quei gruppetti con 50-200 iscritti che già esistevano.
  • Verificare che il gruppo sia originale. Se ci sono già 15 gruppi che boicottano Nestlé, un sedicesimo non è destinato a fare molta strada, a meno che…
  •  Costruire un’identità del gruppo. A meno che si tratti dell’unico gruppo in lingua italiana, si interessi a una questione locale, a un prodotto particolare a cui nessuno aveva ancora pensato, riguardi solo le mamme.  Più gli iscritti hanno cose in comune, meglio è
  • Darsi un obiettivo. Quale obiettivo ci siamo raggiunti con la creazione del gruppo? Promuovere la discussione di per sé può andare bene, ma avere un fine aiuta a motivare gli iscritti. Non fare mai più acquisti di una marca, aderire allo sciopero il tal giorno, partecipare all’evento sono tutti modi per gratificare l’iscritto e fare – appunto – gruppo
  • Tenere viva la discussione. L’amministratore ha il compito di curare la propria creatura, suggerendo nuovi spunti, contributi. Ricordando l’avvicinarsi delle scadenze o degli eventi, se ce ne sono. Provando a tirare le somme.

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