Premio Assorel: aria di PR

Ancora tronfio per l’incontro con Kasparov, giovedì scorso mi sono spostato dalla FieraMilanoCity alla sede del Sole 24 Ore in via Valtellina per l’XI Premio Assorel.

Non ero mai stato nella nuova sede del giornale – believe it or not, c’è qualcuno sotto i 30 che fa il PR senza avere fatto il master da loro – e perciò ero curioso. A parte l’imbarazzante attraversamento del cortile interno (cemento) sotto una pioggia torrenziale per raggiungere la sala della cena, sulla location nulla da dire. Certo che se questo stuolo di architetti che pontifica su come si dovrebbe rifare Milano più bella, quando poi lavora mettesse un pò più di erba e alberelli male non farebbe…

La cronaca dei fatti la lascio a Ferpi. Qui invece i vincitori. Ecco invece le mie considerazioni sparse:

  • Ho mangiato meglio che a certi matrimoni. Il servizio, invece, lasciava un po’ a desiderare.
  • Davvero c’erano 52 agenzie? La gente era tanta, ma fra account e clienti date certe rappresentanze saremmo dovuti andare al vicino ippodromo.
  • Il discorso di Garbagnati era un po’ troppo istituzionale. Capisco la formalità dell’evento, ma un po’ di simpatia non avrebbe guastato, crisi economica permettendo. Senza contare che avevamo fame.
  • A certe agenzie, pur con un’ottima reputazione, il CV è meglio non mandarlo. O l’età media dei boss alla cena si aggirava sull’ottantina, oppure l’odore di stronzo era talmente forte che reggere un colloquio di lavoro nella stessa stanza sarebbe impossibile.
  • La scollatura tra i big e le piccole si legge nel fatto che i capi non riconoscono quelli delle agenzie boutique al tavolo vicino, mentre fra Weber-Shandwick, Cohn&Wolfe, Burson-Marsteller e compagnia è tutto un salutarsi.
  • Le piccole però vanno bene. E con loro vanno bene le italiane. I premi di Peliti e EGG, AIDA comprata da Ogilvy e la sontuosa messa in piega della D’Antona sono la prova. Mentre le 7 sorelle (FH, WS, Edelman, B-M, H&K, Ketchum, Ogilvy) si danno battaglia a colpi di gare EMEA, sul locale gli italiani tendenzialmente costano meno (meno costi fissi) e (si dice) lavorano meglio, perchè hanno meno turnover e un cliente da 60.000 Euro è un cliente importante.
  • Avere Emma Bonino come ospite per il premio alla carriera è stato piacevole. È incredibile come una donna così timida possa essere così forte. Purtroppo dal vivo la sua voce è anche peggio che in tv. Mentre mi perdevo il premio digitale a Business Press perchè ero fuori a fumare (con Leo, che per questo non è salito sul palco a ritirare il premio per la miglior campagna di CSR), raccontavo ai giovani di Edelman incredibili aneddoti sui servizi fotografici fatti negli anni settanta da uno dei loro capi proprio ai radicali.
  • In mezzo a tanta polvere, avrei dovuto fare qualche raid 2.0, ma ero stanco, tirato, e già con abbastanza bagaglio. Mi son limitato a qualche scambio di mail con i presenti e una veloce tweetcronaca. Magari l’anno prossimo, sperando che ci sia ancora Mafe.
  • Alessandro Cecchi Paone ha la circonferenza di un bue. Ma il suo lavoro lo sa fare bene.

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