Questo è il problema. Sapete che succede.
Succede che scrivono a Massimo Fracaro sul Corriere l’altro giorno:
Mi può spiegare che senso ha per un investitore privato acquistare i BOT/BUND/… semestrali (con un rendimento netto poco superiore all’1%) quando ci sono conti bancari on-line con rendimento lordo del 4,88% e rendimento netto prossimo al 3,5%?
E’ una classica situazione in cui manca “informazione perfetta” ? Oppure di disinformazione ad arte (da parte dei soggetti che incassano commissioni sui predetti bond)?
E succede che lui risponda:
Non tutti i risparmiatori sono uguali, ognuno ha le sue preferenze, le sue priorità finanziarie e una diversa propensione al rischio.
In una fase come questa fa premio soprattutto la sicurezza, rispetto al rendimento. In quest’ottica vengono provilegiati, in Europa come negli Usa, i titoli del debito pubblico anche se i rendimenti sono davvero bassi.
Bisogna notare che molti risparmiatori hanno ancora poca dimestichezza con Internet e preferiscono avere un contatto diretto e personale con la propria banca. E’ vero che oggi accettando qualche vincolo si possono ottenere con i prodotti online interessi di tutto rispetto.
Per fortuna il mercato offre strumenti adatti a tutti. Forse non tutti sono informati e non c’è nessuna disinformazione. Le banche sarebbero ben contente di tenere in casa i liquidi dei propri clienti. In genere dissuadono dall’investire in bond.
Se fate copia-incolla del testo in Word, selezionate tutto e scegliete il font Megadeth.tff, apparirà il vero pensiero di Fracaro, slavata la patina politicamente corretta
La maggior parte dei risparmiatori sono uguali: nessunocapisce un cazzo di investimenti. Ignora le proprie priorità finanziarie e non ha alcuna propensione al rischio.
In una fase come questa in cui tutti si cagano sotto nessuno bada al rendimento. In quest’ottica l’unica alternativa al contante nel materasso sembrano i titoli di stato (caro vecchio BOTtone…) anche se i rendimenti…
Rendimenti??? Non scherziamo. Bisogna notare che grazie a Bruno Vespa più della metà degli italiani non ha mai visto un PC, figuriamoci Internet. Preferiscono prendere permessi sul lavoro, fare la coda per andare presso la propria banca a farsi raccontare supercazzole direttamente e personalmente. Lì certamente nessuno gli dice che se accettano di bloccare su un conto deposito per un certo tempo il loro capitale può fare ancora il 3,5% NETTO, un interesse di tutto rispetto.
Per fortuna dei promotori che il mercato offre così tanti strumenti che nessuno ci capisce una rava. Ovviamente quasi nessuno è informato e la disinformazione regna sovrana. Le banche sarebbero ben contente di tenere in casa i liquidi dei propri clienti. In genere dissuadono dall’investire in bond, tranne quando si tratta di loro prodotti a commissione anticipata.
Se l’Internet banking è un mistero, forse dovremmo promuovere di più il telefono celluare. Mi dicono che siamo all’avanguardia rispetto alla comunicazione mobile. Si vede:
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