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Do you speak Spanish?

Per il mio compleanno ci è scappato un viaggio/sorpresa a Londra lo scorso 8 di dicembre. Sotto ponte, era lecito attendersi orde di italiani e spagnoli per la città. Poco male.

Assai più curiosa è la rivelazione che ho avuto uscendo una sera in una discoteca del centro. Un vero carnaio: 800 persone in un buco omologato per molti meno. Il punto però non è questo: oltre la metà erano spagnoli under 22. Non ho prove empiriche, ma i decibel che salivano ogni volta che partiva una canzone latina per me erano eloquenti.

Ragazzi che non era lì per le feste ma perchè – così mi è stato riferito – sovvenzionati dalle autorità spagnole che hanno speso una valanga di soldi per spedire i suoi pupilli a imparare l’inglese all’estero.

Inutile dire che i ragazzi, da bravi spagnoli, giravano in branchi da 20, tutti autoctoni, bevendo come delle spugne. Sentirli parlare in inglese era raro quanto imbarazzante, e ve lo dice uno che non è così fluent.

Morale della favola: l’Italia – si sa – è in crisi cronica. Lo specchio delle difficoltà che stiamo incontrando è la Spagna: un paese molto simile al nostro (geografiche, culturali), ma che fino a un decennio fa guardavamo dall’alto al basso come se là ci fossero 36 milioni di bagnini, e qui 57 milioni di industriali. E che ora ci sta facendo il mazzo a tarallo, anche perchè adotta politiche più lungimiranti. Immagino che finanziare viaggi all’estero per motivi di studio (!?) sia una di queste.

Ogni tanto anche la cattolicissima Spagna la fa fuori dal vaso.

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