Quel poco di strada che possiamo sperare che ci sia aperta non cade dal cielo, ma è dovuta anche alla grandezza di coloro che ci hanno preceduto.
Senza tutto quello che ha fatto questa “vecchia”, con il suo lavoro e con il suo esempio, che spronato molte persone a seguire strade difficili (senza dimenticare che è donna, il che le ha sempre reso le cose ancora più complicate), ben poco potrebbe fare ora ciascuno di noi.
E comunque, molti giovani che ora sgomitano per avere il loro quarto d’ora di gloria solo perchè “fanno cose” non valgono un’unghia di questa grande donna.
LEI il suo spazio se lo è preso con l’impegno ed il lavoro, senza frignare tanto.
LEI è un modello da seguire.
LEI il mondo lo ha cambiato.
Invece che chiamarla vecchia, cari giovani uomini sprezzanti, abbassate la cresta ed abbiate un po’ di rispetto.
A me una donna che ha dedicato la sua vita alla scienza ed è ancora qui a raccontarcelo di coraggio e speranza ne da, eccome.
@LaMary, come ha scritto daniele, non è un giudizio nei confronti della RLM, ci mancherebbe.
Il problema è l’effetto che mi ha fatto a pelle la copertina: che l’edizione italiana della rivista che dovrebbe trattare di “storie, idee e persone che cambiano il mondo” abbia scelto di mettere in copertina un illustre scenziato novantenne, mi ha rabbuiato. Mi viene da pensare che dopo di lei e la sua generazione in Italia non si sia fatto nulla di buono.
Ammetto che bisognerebbe leggere il servizio per capire dove vogliono andare a parare. Ma la redazione ha fatto una scelta per la copertina del primo numero che non mi entusiasma. La Montalcini si è già guadagnata innumerevoli riconoscimenti. Non aveva bisogno di Wired. Forse qualcun altro sì.
Quel poco di strada che possiamo sperare che ci sia aperta non cade dal cielo, ma è dovuta anche alla grandezza di coloro che ci hanno preceduto.
Senza tutto quello che ha fatto questa “vecchia”, con il suo lavoro e con il suo esempio, che spronato molte persone a seguire strade difficili (senza dimenticare che è donna, il che le ha sempre reso le cose ancora più complicate), ben poco potrebbe fare ora ciascuno di noi.
E comunque, molti giovani che ora sgomitano per avere il loro quarto d’ora di gloria solo perchè “fanno cose” non valgono un’unghia di questa grande donna.
LEI il suo spazio se lo è preso con l’impegno ed il lavoro, senza frignare tanto.
LEI è un modello da seguire.
LEI il mondo lo ha cambiato.
Invece che chiamarla vecchia, cari giovani uomini sprezzanti, abbassate la cresta ed abbiate un po’ di rispetto.
A me una donna che ha dedicato la sua vita alla scienza ed è ancora qui a raccontarcelo di coraggio e speranza ne da, eccome.
@LaMary, come ha scritto daniele, non è un giudizio nei confronti della RLM, ci mancherebbe.
Il problema è l’effetto che mi ha fatto a pelle la copertina: che l’edizione italiana della rivista che dovrebbe trattare di “storie, idee e persone che cambiano il mondo” abbia scelto di mettere in copertina un illustre scenziato novantenne, mi ha rabbuiato. Mi viene da pensare che dopo di lei e la sua generazione in Italia non si sia fatto nulla di buono.
Ammetto che bisognerebbe leggere il servizio per capire dove vogliono andare a parare. Ma la redazione ha fatto una scelta per la copertina del primo numero che non mi entusiasma. La Montalcini si è già guadagnata innumerevoli riconoscimenti. Non aveva bisogno di Wired. Forse qualcun altro sì.