Quache giorno fa grazie a Donato ho potuto vedere in anteprima State of Play, il nuovo film di Kevin MacDonald con Russel Crowe e Ben Affleck, che uscirà nelle sale in italia domani 30 aprile.
Si tratta di un thriller politico piuttosto avvincente, costruito su un solido cast (Crowe e la sua pancia sono ottimi) un copione collaudato: il giornalista navigato della vecchia scuola, il giovane politico rampante, la giovane giornalista (blogger) di belle speranze, il direttore di giornale con le palle, la cospirazione governativa. Il ruolo di watchdog della stampa. Il tentativo è di aggiornare il modello Watergate (doverosamente citato) aggiungendoci fra l’altro un po’ di Internet.
Di Internet e blog, in realtà, c’è poco. Presentato come il regno del gossip, dove gli articoli (i post) si fanno con i rumor e non con i fatti, i blog non si vedono e non si usano. Di più: sulle vere notizie, quelle che contano, “il lettore si deve sporcare le mani con l’inchiostro”. Questa battuta sancisce la superiorità dell’informazione sulla carta stampata rispetto alla rete. A riabilitare lo strumento, un paio di secchioni di supporto che lasciano intendere allo spettatore che sulla rete, a scavare col piglio del reporter, si possono trovare molte informazioni interessanti.
Memorabile la sequenza finale che mostra la stampa del giornale: dalla composizione della pagina, all’arrivo della carta, al passaggio sulla rotativa. Un piccolo miracolo che si ripete ogni notte e che mi ha sempre affascinato. Anche la fotografia della redazione ha il suo bel perchè.
Un film godibilissimo, forse non particolarmente innovativo, ma che mantiene le promesse: tenervi col fiato sospeso fino alla fine. Far uscire fuori la verità. In prima pagina ovviamente.
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